Alfabeto inglese
L'alfabeto inglese ha 26 lettere, dalla a alla z, ognuna con un nome, un suono e due forme (maiuscola e minuscola). Quello italiano ne ha 21.
Enciclopedia scolastica
Grammatica, punteggiatura, ortografia e scrittura, spiegate con esempi.
Circa 3–7 anni
L'alfabeto inglese ha 26 lettere, dalla a alla z, ognuna con un nome, un suono e due forme (maiuscola e minuscola). Quello italiano ne ha 21.
Due parole fanno rima quando i loro suoni finali coincidono, come gatto e matto, o amore e cuore. La rima dipende dal suono, non solo dalla scrittura.
Circa 5–11 anni
Il punto interrogativo (?) va alla fine di una frase che fa una domanda diretta, come Dove sono le mie scarpe? Prende il posto del punto fermo.
In inglese si usa la maiuscola a inizio frase, per i nomi propri, per la parola I, e nel parlato diretto e nella maggior parte dei titoli. Alcune regole sono diverse dall'italiano.
Il nome, o sostantivo, è la parola che indica una persona, un animale, un luogo, una cosa o un'idea, come maestra, Napoli, matita o felicità.
Il nome proprio è il nome di una persona, di un luogo o di una cosa in particolare, come Zainab, Parigi o Torino. In italiano e in inglese comincia con la maiuscola.
Il punto fermo (in inglese full stop o period) è il punto che chiude una frase affermativa o un comando calmo. Dice al lettore che l'idea è finita.
L'aggettivo è la parola che accompagna un nome e ne dice com'è o quanti ce ne sono, come in un elefante enorme, un limone aspro o tre palloncini rossi.
Il verbo è una parola che indica un'azione (correre, mangiare, scrivere) o uno stato (essere, sembrare, sapere). Quasi ogni frase ne ha uno, e i verbi cambiano per indicare il tempo.
Il plurale indica più di uno. In inglese la maggior parte dei nomi aggiunge -s (cats) o -es (boxes), ma alcuni cambiano in altri modi, come babies, leaves, mice e children.
La preposizione è una parola che mostra come un nome o un pronome è legato a qualcos'altro, spesso per luogo o tempo, come in, on, under, behind, before o during.
La frase è un gruppo di parole che ha senso compiuto da solo. Comincia con la maiuscola, finisce con il punto fermo, il punto interrogativo o esclamativo e di solito ha un verbo.
Un contrario, o antonimo, è una parola che significa l'opposto di un'altra, come caldo e freddo, su e giù, oppure felice e infelice.
L'allitterazione è la ripetizione dello stesso suono iniziale in parole vicine, come in "sei sciocche scimmie" o "tre tigri contro tre tigri". Rende un testo orecchiabile e facile da ricordare.
L'onomatopea è una parola che imita il suono di ciò che indica, come bzzz, splash, tic tac, bum o miao.
Le doppie sono consonanti scritte due volte (pala, palla). Non c'è una regola unica, ma si sentono nella pronuncia e seguono alcune regole sicure, come cq, -etto, -ello e -issimo.
L'avverbio è una parola invariabile che dà più informazioni su un verbo, un aggettivo o un altro avverbio: dice come, quando, dove o quanto, come lentamente, domani, fuori, sempre.
La congiunzione è una parola che collega parole, sintagmi o proposizioni, come e, ma, o, quindi, perché, quando, se e benché.
Il past tense è la forma del verbo inglese per ciò che è già successo, come walked, ate o was playing. I verbi regolari aggiungono -ed; quelli irregolari cambiano in altri modi.
Il present tense è la forma del verbo inglese per ciò che accade ora, per le verità sempre valide e per le abitudini, come I walk, she walks o we are walking.
Il pronome è una parola che sta al posto di un nome per non ripeterlo, come he, she, it, they, we, me, mine o who. In inglese quasi sempre va scritto.
In inglese l'apostrofo ha due compiti. Mostra le lettere mancanti in una forma contratta (can't, it's) e indica il possesso (the dog's bone, the girls' team).
In italiano l'unica lettera sempre muta è l'h: si scrive in ho, hai, ha, hanno, in chi e ghi e nelle esclamazioni come ahi. Anche la i di ciao, giallo e figlio non si pronuncia.
Gli omofoni sono parole che suonano uguali ma hanno significati diversi e di solito si scrivono in modo diverso. In inglese sono molto frequenti, come there, their e they're, o see e sea.
Il prefisso è un gruppo di lettere aggiunto all'inizio di una parola per cambiarne il significato, come un- in unhappy, re- in replay o dis- in disappear.
Un sinonimo è una parola che ha lo stesso significato, o quasi, di un'altra parola, come grande e enorme, o felice e contento.
Un suffisso è un gruppo di lettere aggiunto alla fine di una parola per cambiarne il significato o la funzione, come -ful in helpful, -ness in kindness o -ed in jumped.
La virgola è un segno di punteggiatura che indica una breve pausa e separa le parti di una frase: gli elementi di un elenco, una subordinata a inizio frase, un inciso o un vocativo.
Il determinante è una parola che sta prima del nome per dire quale o quanti, come il, un, questo, quelle, mio, alcuni, ogni o tre.
Ho, hai, ha e hanno sono voci del verbo avere e si scrivono con la H. O, ai, a e anno senza H sono altre parole: congiunzione, preposizione articolata, preposizione e nome.
In italiano l'accento scritto si mette sulle parole tronche (città, perché), sui monosillabi con due vocali (più, può) e per distinguere parole uguali (è/e, dà/da, sì/si).
Le virgolette, in inglese inverted commas o speech marks, si mettono intorno alle parole esatte che qualcuno dice, come «Vieni qui», disse la mamma.
Gli indizi di contesto sono le parole intorno a una parola sconosciuta che aiutano a capirne il significato, come una definizione, un sinonimo, un contrario o degli esempi.
La similitudine confronta una cosa con un'altra usando "come" o "simile a", per esempio forte come un leone o gli occhi brillavano come stelle.
Un fatto si può verificare e dimostrare vero o falso. Un'opinione è ciò che qualcuno pensa o sente, e altre persone possono non essere d'accordo.
L'inferenza è capire qualcosa che chi scrive non ha detto direttamente, usando gli indizi del testo e ciò che sai già. Spesso si chiama leggere tra le righe.
Il paragrafo è un gruppo di frasi su un'idea principale. Si comincia un nuovo paragrafo quando cambiano il tempo, il luogo, l'argomento o chi parla.
La personificazione attribuisce qualità o azioni umane a cose che non sono umane, come "Il vento urlava" o "Il sole ci sorrideva dall'alto".
Riassumere vuol dire raccontare in breve le idee più importanti di un testo, con parole tue, tralasciando i dettagli minori e gli esempi.
Un fronted adverbial è una parola, un gruppo di parole o una proposizione a inizio frase che dice come, quando, dove o perché, seguito da una virgola, come in Later that night, the owl hooted.
In italiano l'apostrofo segna l'elisione (l'amica, un'amica) e alcuni troncamenti (un po', va', fa'). Qual è, invece, si scrive senza apostrofo, e un amico non vuole l'apostrofo.
Il verbo concorda con il soggetto nella persona e nel numero. Soggetto singolare, verbo singolare (Il cane abbaia); soggetto plurale, verbo plurale (I cani abbaiano).
L'analisi grammaticale dice di che tipo è ogni parola di una frase (articolo, nome, verbo, aggettivo...) e ne descrive le caratteristiche: genere, numero, tempo, persona.
La proposizione è un gruppo di parole costruito intorno a un verbo. La principale ha senso da sola; la subordinata ha bisogno di una principale per essere completa.
Una subordinate clause (proposizione subordinata) aggiunge informazioni a una proposizione principale ma non sta da sola come frase, come because it was raining o who lives next door.
Il linguaggio figurato usa le parole in senso non letterale per creare un'immagine o un'emozione, come in «piove a catinelle». Le sue figure retoriche includono similitudine, metafora e iperbole.
La metafora descrive una cosa dicendo che è un'altra, senza usare "come", per esempio "La classe era uno zoo" o "Il tempo è un ladro".
Il testo persuasivo cerca di convincere chi legge a condividere un'opinione o a compiere un'azione, usando ragioni chiare, prove e parole scelte con cura.
L'analisi logica serve a capire che ruolo ha ogni parola o gruppo di parole in una frase: chi compie l'azione (soggetto), che cosa si dice di lui (predicato) e tutti i complementi.
I verbi servili (o modali) dovere, potere e volere si uniscono a un infinito per dire se un'azione è necessaria, possibile o voluta: Devo studiare, Posso uscire, Voglio giocare.
La proposizione relativa è introdotta da un pronome relativo (che, cui, il quale, chi) o da dove e di solito completa un nome, l'antecedente, come in «il libro che mi hai regalato».
Le radici greche e latine sono parti di parola con un significato proprio, come bio (vita), grafia (scrittura) o port (portare). Conoscerle aiuta a capire biografia o trasportare.
I complementi sono le parti della frase che completano il significato del verbo. Si riconoscono con le domande (chi? dove? quando? con chi?) e dalle preposizioni (di, a, da, in, con, per).
Circa 11–16 anni
Il discorso diretto riporta le parole esatte tra virgolette; quello indiretto le racconta con che, se o di + infinito, cambiando persone e tempi, come in «disse che era stanco».
Nella forma attiva il soggetto compie l'azione (Il cane insegue la palla). Nella passiva il soggetto la subisce (La palla è inseguita dal cane): essere + participio passato.
Il punto e virgola (;) separa frasi collegate nel senso e gli elementi di elenchi complessi. I due punti (:) annunciano ciò che segue: un elenco, una spiegazione o un discorso diretto.
Il paragrafo argomentativo difende una sola idea in quattro passi: argomento, prova, spiegazione e collegamento finale. In inglese questo schema si chiama PEEL.
Le tecniche di persuasione servono a convincere un pubblico, come la domanda retorica, il linguaggio emotivo, i dati, la regola del tre e l'ethos, il pathos e il logos.
Il congiuntivo è il modo verbale dei dubbi, dei desideri e delle ipotesi. Si usa dopo verbi come penso che, spero che, voglio che e nelle frasi con se, per esempio: se fossi te.
Il parallelismo sintattico ripete la stessa costruzione in frasi o versi vicini. È una figura retorica e anche una regola di scrittura, che chiede di coordinare elementi dello stesso tipo.
La tesi è l'opinione che l'autore di un testo argomentativo sostiene sul problema di cui parla. Si scrive in una o due frasi, di solito nell'introduzione, e gli argomenti la dimostrano.
Le tecniche persuasive sono strategie per convincere o commuovere un pubblico, come la domanda retorica, l'anafora o l'antitesi. Ethos, pathos e logos sono le tre leve della persuasione.