Fatti e opinioni
Un fatto si può verificare e dimostrare vero o falso. Un'opinione è ciò che qualcuno pensa o sente, e altre persone possono non essere d'accordo.
Italiano · 7–8 anni · 50 minuti
I bambini usano l'apostrofo per segnare l'elisione (l'albero, un'amica), distinguono un amico da un'amica e riconoscono che al plurale l'apostrofo di solito sparisce (l'albero e gli alberi). In italiano il possesso si esprime con di (il cappello di Amir), non con l'apostrofo come in inglese.
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Parole che si abbracciano: scrivete alla lavagna lo albero. «Proviamo a leggerlo ad alta voce, veloce. Lo-albero... ci inciampa la lingua!» Poi scrivete l'albero. «Molto meglio. La o di lo è caduta e al suo posto è rimasto questo segnetto. Si chiama apostrofo. Il suo lavoro è dirci: qui c'era una vocale.»
Fatene altri due: la amica → l'amica, lo orso → l'orso. I bambini scrivono ogni coppia sulla lavagnetta.
«Quando una parola finisce con una vocale e la parola dopo comincia con una vocale, a volte la prima vocale cade. Questo si chiama elisione. Al posto della vocale caduta scriviamo l'apostrofo, e le due parole si scrivono attaccate, senza spazio.»
Scrivete un modello grande con le frecce: la + ape → l'ape. Cancellate la a con una crocetta e disegnate l'apostrofo nel punto esatto in cui c'era.
«Una prova veloce: chiediti se puoi rimettere la vocale. L'ape viene da la ape. Se la vocale c'era, l'apostrofo ci vuole.»
Adesso il caso che inganna tanti: un e un'.
«Tutte e due sono seguite da una vocale. Solo una ha l'apostrofo. Chiediti: è maschile o femminile? Se al femminile diresti una, allora scrivi un'.»
Al plurale (approfondimento, 3 minuti): «Che cosa succede quando le amiche sono due? L'amica diventa le amiche. L'albero diventa gli alberi. Al plurale, di solito, l'apostrofo sparisce.» Fate notare c'è e ci sono: «C'è viene da ci è. Ma ci sono non perde niente: niente apostrofo.»